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martedì 1 luglio 2008

l'albero della fiducia


Benvenuto!

E’ il sorriso con cui ti apro la porta, il sorriso curioso di chi guarda il mondo con sguardo diretto, senza veli e nebbie, malizioso e forse un po’ imbarazzato.
Femminile e rotondo il mio sorriso, capace di aprirsi alla risata ma anche abile nello stringere i denti e bloccare ogni intruso dell’anima senza trasformarsi in un ghigno o in un attacco mellifluo.
Posso raccontarti tante storie: ciniche o divertenti, serie ed impegnate, tenere ma non sdolcinate eppure la mia bocca rimarrà chiusa in un sorriso finché non ti sarai fatto conoscere, almeno un po’, almeno con un sorriso.

Non parli? Allora ti osserverò.
Non agisci? Allora guarderò con attenzione il tuo immobilismo e coglierò anche nella tua voluta staticità il segno della possibilità, perché non voglio concedermi un pensiero di diffidenza assoluta.

Non mi guardi? Allora volgerò lo sguardo al cielo per cercare quell’intuizione che confermi la mia fiducia … perché se ora ti ho dato il benvenuto e ti sto parlando intuisco l’importanza del nostro incontro e forse tra le nuvole o tra le stelle coglierò un segnale. E tu contemporaneamente comprenderai quanto è sgradevole essere presenti ma non essere guardati, non riconosciuti, non considerati …

Nella mia e nella tua solitudine del momento, nel grande silenzio mi raccoglierò, chiuderò gli occhi e mi ascolterò. Entrerò in ogni cellula del mio corpo, ne ascolterò il ritmo e la forza generatrice, il palpito della vita che vuole vivere. Nel momento di massima pienezza e completezza, come sempre, le ben note parole si formeranno nella mia mente cadendo sull’anima senziente e libera come lettere a comporre la soluzione di un rebus : “non esiste l’incontro casuale”…
… sicuramente comincerò a raccontarti le mie immaginifiche favole di vita reale, seminerò pensieri sperando di condividere con te emozioni, ideali e concretezze.

Allora mi parlerai e mi farai partecipe dei frammenti della tua vita che sono importanti, ridendo fino allo sfinimento, piangendo come bambino senza imbarazzo, mi esporrai con fronte corrucciata i più impegnativi progetti che ti preparerai ad affrontare …

Ci ascolteremo. Passo dopo passo ci conosceremo.

Solo allora potrò volgere lo sguardo a terra, ti darò la mano e ti inviterò a guardare con me ciò che sarà finalmente visibile: il germogliare di una pianta solida, nata dal gioco della fiducia e che entrambi cureremo al meglio, proteggeremo dagli attacchi del tempo e degli elementi, dalle aggressioni curiose o distruttive dei nostri simili. Tutti vogliono i frutti dell’albero della fiducia ma pochi sanno seminare …
Faremo vedere al mondo come si fa.

domenica 29 giugno 2008

i punti interrogativi

Che giornate inconcludenti! Mi sposto dal letto alla cucina passando attraverso i miei soliti tre o quattro libri in lettura contemporanea, le coccole ai gatti, il quaderno aperto sul memo delle cose da fare, l’ascolto della segreteria telefonica. E’ un fastidio anche la voce dei miei amici …

La realtà mi sta opprimendo. Mi faccio un caffè, mi siedo tra le piante della veranda, accendo l’ennesima sigaretta che si consumerà da sola e proprio non riesco ad evitare una delle mie fughe attraverso pensieri cacciatori e pensieri braccati.

Mi immagino nelle vesti di un investigatore dell’inconsueto e mi chiedo: cosa vedrei nella mia testa?

Migliaia di punti interrogativi aggrovigliati come ami da pesca agganciati l’un l’altro.

Ogni tanto provo a districare questa matassa dubbiosa … ma ogni incerto e autonomo tentativo peggiora la situazione.

Qualche punto si stacca dalla massa, cade e s’incarna, si impiglia: si manifesta una chiara e dolorosa domanda che colpisce di volta in volta una parte di me fino alla percezione fisica della sofferenza.

Cade in gola e mi strozza, scivola nei bronchi, nei polmoni e mi toglie il respiro.

Cade sul cuore che per un attimo si ferma, perde qualche colpo ed esce dal ritmo abituale per lanciarsi in nuove inconsuete e sconosciute evoluzioni.

Scendono domande nel ventre, sulle gambe, lungo le braccia … estensione e infiltrazione.

Non provo più dolore. Sono dolore.

Quanti inutili dubbi, quesiti inconsistenti che non se ne vanno senza lasciare cicatrici perché, come ami infilati, quando tento di toglierli, priva di strumenti e talento, lo strappo è una ferita che lascia un segno indelebile.

Mi distraggo, voglio uscire dalla gabbia, voglio distogliere l’attenzione dal dolore e formulo ipotesi: esiste la possibilità di concatenare ordinatamente questi pensieri senza risposta? Potrei creare il disegno di questa mia vita unendo con metodo gli “uncini interrogativi”? Sarà un’immagine chiara e logica? Esiste una sequenza numerica nel rompicapo delle domande? Posso tornare indietro nel tempo e numerare in ordine cronologico le mie vecchie ferite? Che ne faccio di quelle di cui non conosco o non ricordo l’origine?

Vedi? Vedi? Vedi? Altri ami cui ho abboccato e che si sono insidiati nella mia mente satura di perché a cui non c’è risposta.

Sono arrivata al centro del mio labirinto e sono stanca. So che posso uscire da questo posto senza difficoltà ma non ne ho le forze.

Come il pugile a terra sento l’arbitro che conta: uno, due, tre … Aspetto, penso che proprio non posso rialzarmi e comincio a godere della durezza del tappeto come del petto di un amante soddisfatto, a pregustare il momento della fine dell’incontro, il momento del riposo, quello vero, quello che accomuna tutti, vincitori e vinti.

E quando non riesco più nemmeno a pensare arriva la vita e ci pensa lei.

Infine. La vita.

Vita sceneggiatrice e regista, che decide di farmi riprendere il ruolo di protagonista. Manda in scena, di soppiatto, un esperto ed invisibile manipolatore di ami, un “pescatore” multiforma e mutaforma: squilla il telefono, cade il telecomando e si spegne la tv, la pagina del libro si apre nel punto perfetto, il gatto mi salta sulla pancia mentre penso al prossimo progetto di lavoro, il computer si inchioda sul documento più folle a cui ho mai lavorato, mi arriva per errore un sms.

Strane coincidenze che accelerano il battito cardiaco, lo alterano, ancora, ma in modo inequivocabilmente diverso.

Proprio dal cuore mi giungono i segnali più chiari, sorta di risposte spontanee che in un lampo spazzano via molti dubbi.

Ne rimangono sempre tanti, ma dal ventre, dal punto in cui l’istinto di sopravvivenza muove la sua forza, un crampo iniziale attiva una sorta di vortice potente che scioglie le ultime perplessità e mi offre chiarezza di pensiero.

Dal ventre alla mente e dalla testa alle radici, passando dal cuore, arriva con l’impeto violento di una ri-e-voluzione, il tanto desiderato momento di quiete, di pace vera.

Finalmente. Amorevole violenza.

Il respiro è libero, il cuore batte al ritmo della mia musica preferita, i brividi e la pelle d’oca sono un abbraccio avvolgente da parte dell’universo: l’abbraccio della mamma, quello della mia più cara amica, quello del grande amore della mia vita, quello dei temporanei compagni di viaggio, quello dei miei figli …

In un sorpreso battito di ciglia spalanco gli occhi: è arrivata la felicità e la mia identità svanisce.

Non provo felicità. Sono felicità.

Felicità che riesce a trasformare i punti interrogativi in punti esclamativi. ??!??!!!!?!!!!!!!!!!!!!!!!

Piccoli, sottili, delicati aghi, che leggeri ripuliscono la mia anima e i miei pensieri opachi come fa la fresca pioggia primaverile quando lava le polveri dell’inverno, feconda la terra e prepara la natura alla rinascita.

Godo e danzo e rido e canto sotto questa pioggia e mi preparo ad andare avanti, con quelle che ora sono certezze acquisite … almeno fin quando, ad un’altra svolta del destino, ricomincerò a pormi nuove domande.

La prima è già qui, ora: riuscirò a non ricadere nei dolorosi dubbi paralizzanti?

Ma godo e danzo e rido e canto sotto questa pioggia e sorrido alla sciocca domanda.

Esce un raggio di sole, svanisce la sciocca domanda e con il cuore la saluto. ADDIO.